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Sentenza: il bambino autistico ha bisogno di un educatore in pianta stabile Print E-mail
Una mamma ha vinto il ricorso presentato al Consiglio di Stato contro l'amministrazione comunale, Sovrintendeza regionale scolastica ed il Ministero dell'Istruzione.
 
Ai giovani affetti da disabilità va garantito il diritto alla continuità educativa-didattica nel loro percorso scolastico e di apprendimento, assicurando "la presenza stabile di un educatore che segua costantemente l'alunno disabile nel processo di integrazione"
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Avellino - 21/24 Luglio 2009 - Formazione Terapisti ABA - C. Magaudda Print E-mail
Corso di formazione "Terapista ABA" per i disturbi pervasivi dello sviluppo 
 

Il corso sarà condotto dalla dr.ssa Chiara Magaudda - Supervisor Senior esperta di applicazione e supervisione dei programmi ABA (Applied Behavior Analysis) di trattamento precoce dei disturbi pervasivi dello sviluppo Walden Institute - centro per il trattamento precoce dei disturbi pervasivi dello sviluppo mediante programmi ABA  - affiliato alla Association for Advancement of Cognitive Behavior Therapy USA. 
 
Si terrà dal 21 al 24 luglio 2009 ore 9:00 – 13:00/14:30 – 18:30 ad Avellino. 
Possono partecipare dottori in scienze e tecniche psicologiche, psicologi, neuro-psicomotricisti, logopedisti, laureati in scienze dell'educazione (o lauree triennali equipollenti)   
Al termine del corso verrà rilasciato un attestato di frequenza. 
Dopo un periodo di pratica si può richiedere di sostenere l'esame finale che attesti l'idoneità come terapisti ABA presso la sede del Walden Institute di Roma. 
 
Tutti gli interessati possono inviare C.V. all'associazione S.A.V. CAMPANIA 
Centro sociale Giovanni Paolo II, Località Starze (Avellino), Tel e fax 0825 26537 
 
 
 
per info telef. 0825 26537
 
tratto da aipsimed.org 
Scuola, non piu' di 20 alunni in classe con il compagno disabile Print E-mail
In attesa dell'emanazione del regolamento sulla riorganizzazione della rete scolastica, il Miur ha diramato una circolare che informa sugli organici del personale docente per il prossimo anno scolastico. Abrogato il decreto del '98. Il commento di Salvatore Nocera
alunno disabile seduto al banco

di Salvatore Nocera

ROMA - Novità sulla composizione delle classi in presenza di un compagno disabile. La circolare appena emanata dal Ministero comunica che il regolamento abroga il decreto n. 331/98, concernente tra l'altro il numero massimo di alunni nelle classi in cui sono presenti alunni con disabilità. A tal proposito fa presente che queste disposizioni continuano ad applicarsi limitatamente all'anno scolastico 2009-2010 per le scuole inserite nel piano di riqualificazione edilizia mentre si fa presente ancora che continuano ad essere applicate "le disposizioni relative alle limitate dimensioni delle aule" e cioè:

    * decreto del 18/12/1975 su "Norme tecniche aggiornate relative all'edilizia scolastica, ivi compresi gli indici minimi di funzionalità didattica, edilizia ed urbanistica da osservarsi nella esecuzione di opere di edilizia scolastica" che fissa la "densità di affollamento" in metri quadri netti per alunno pari a 1,96 nelle secondarie di secondo grado e 1,80 negli ordini precedenti di scuola;

    * dpr n. 37/98 e dm del 4/05/1998, art. 5 per le deroghe ai parametri di "densità di affollamento";

    * decreto del 26/08/1992 su "Norme di prevenzione incendi per l'edilizia scolastica"

    * testo unico sulla sicurezza n. 81 del 9/04/2008

La stessa circolare anticipa i contenuti dell'emanando regolamento sulla riorganizzazione della rete scolastica raccomandando "la massima attenzione nella costituzione delle classi con alunni disabili, nel senso di limitare, per quanto possibile, in presenza di grave disabilità, la formazione delle stesse con più di 20 alunni".

Posti di sostegno

Quanto ai posti di sostegno la circolare rinvia alla tabella che trasmette precisando che per il prossimo anno scolastico i posti di sostegno tra organico di diritto e organico di fatto saranno pari a quelle dell'anno precedente, e cioè 90.469, e comunque con un rapporto medio nazionale non superiore ad un insegnante ogni 2 alunni certificati. Dal momento che la normativa impone ai dirigenti scolastici regionali e delle singole scuole di rispettare l'organico trasmesso dal Ministero, la circolare richiama la norma relativa alla "responsabilità dirigenziale", secondo cui essi sono direttamente e personalmente responsabili di eventuali aggravi di spese.

Osservazioni

La circolare merita molta attenzione poiché indica alcune garanzie per il diritto allo studio degli alunni con disabilità (ore di sostegno, anche aggiuntive; 20 alunni, di regola, come numero massimo per classe). Mentre il riferimento conclusivo alla responsabilità contabile dirigenziale, che può comportare anche l'esonero dall'incarico per mancato raggiungimento degli obiettivi di non aumento della spesa pubblica, può creare dei problemi per gli alunni con disabilità. Infatti il numero massimo di alunni per classe non ha un valore assoluto, ma "di regola" e quindi derogabile. Inoltre la circolare raccomanda che tale numero non venga superato solo in presenza di alunni certificati con grave disabilità. Infine l'emanando regolamento non fissa, come faceva il decreto del ‘99, il numero massimo di alunni con disabilità presenti nella stessa classe. Ove non intervengano chiarimenti più volte richiesti dalle associazioni, soprattutto su quest'ultimo punto, è da ritenere che per evitare sovraffollamento delle classi le associazioni e le famiglie possano appellarsi alle norme sui limiti di "densità di affollamento" previsti dalle leggi sulla sicurezza sopra citate e richiamate dalla stessa circolare. Ciò significa che in casi di sovraffollamento rispetto al tetto massimo di 20 alunni per classe e comunque al numero dei metri quadrati rapportato al numero degli alunni, le famiglie potrebbero ricorrere in tribunale con provvedimento di urgenza per ottenere la riduzione del numero di alunni per motivi di sicurezza.

(11 giugno 2009)
 
tratto da Superabile.it
 




  
La terribile verità su Bruno Bettelheim Print E-mail
La psicoanalisi ci ha insegnato che un meccanismo psichico di adattamento e di difesa noto come razionalizzazione, ci può indurre a costruire intere trame razionali per giustificare e nascondere alla coscienza le ragioni più profonde e meno accettabili di nostre opinioni, decisioni, atteggiamenti e comportamenti. Un processo simile deve aver sostenuto in Bettelheim, esposto alla dura esperienza di un autoritarismo ingiusto e violento, l’avversione per ogni forma di autorità nella famiglia ed il rifiuto del valore costruttivo dell’autorevolezza nell’educazione. Un altro meccanismo psichico, consistente nel convogliare spinte pulsionali altrimenti poco controllabili in attività di valore ed utilità sociale o culturale, ossia la sublimazione, deve aver operato, sia pure con efficacia limitata, nel convertire la pedofilia di quest’uomo in un interesse teorico per la psicologia dell’infanzia.

Bruno Bettelheim, nato nel 1903, due anni dopo Jacques Lacan e la pubblicazione de L’interpretazione dei sogni di Sigmund Freud, non fu un genio della psicanalisi, come purtroppo ancora si legge, né un pioniere della psicologia infantile, né tanto meno il fondatore di una nuova pedagogia in grado di "curare" anche i più gravi disturbi psichici dell’età evolutiva. Fu solo un grande mistificatore che ebbe l’idea di impiegare proprie esperienze, dati biografici e circostanze storiche per costruire un falso edificio di sapere ad elevato tasso ideologico, entro cui collocarsi come signore e sovrano unico ed assoluto. L’operazione riuscì perfettamente, se la leggiamo in termini di "marketing" del prodotto realizzato, in quanto si creò una moda per le idee e per il suo autore che prescindeva da un’approfondita conoscenza e da una seria valutazione critica da parte di esperti realmente competenti di psicopedagogia e psicopatologia.

Si può notare che, negli anni in cui Bettelheim creava il suo personaggio di ebreo perseguitato che elaborava teorie liberatorie, l’Italia era, nel campo della psicologia, una sorta di periferia culturale di un centro lontano e poco noto; fattore, questo, che probabilmente ha favorito la presa delle tesi propagandate e lo sviluppo del mito. In altre parole la penuria di psicologi per la mancanza delle stesse facoltà di psicologia, la carente formazione psicologica degli insegnanti e degli educatori e l’assenza totale di formazione psichiatrica, fuori di un ristretto ambito medico-specialistico, deve aver giocato un ruolo non secondario nel favorire la diffusione di idee più vicine all’istintivo principio di piacere che allo scomodo principio di realtà.

E’ più difficile comprendere perché ancora oggi, che le condizioni di istruzione e cultura psicologica e psicopatologica non sembrano essere così disastrose, si continui a guardare con interesse e simpatia a quelle tesi. Ma è opportuno rilevare un problema oggettivo che impedisce l’esercizio della critica, ovvero la scarsa disponibilità di dati di conoscenza: quasi come se vi fosse un patto non scritto fra editoria e cultura, nel nostro paese si continua ad ignorare la grande messe di saggi e testimonianze che da lungo tempo ha mostrato il vero volto di quella realtà, evitandone accuratamente la traduzione e la diffusione. Invece si continuano a vendere titoli come Psicanalisi delle fiabe, Fortezza vuota, Un genitore quasi perfetto e L’amore non basta, e molti ancora divengono ignari allievi di un maestro dell’inganno che la notte del 12 marzo 1990 si ubriacò di whisky e assunse una grande quantità di psicofarmaci per trovare il coraggio di suicidarsi per asfissia, chiudendosi la testa in un sacchetto di plastica.

Bettelheim assunse la direzione della Scuola Ortogenica di Chicago con l’intento di farne la fucina di idee e la sede di sperimentazione di quei metodi educativi che attribuivano ai bambini angosce e paure per ogni cosa che potesse far pensare ad una forma di organizzazione sia dei rapporti umani che degli spazi vissuti. Molti genitori influenzati da questa impostazione ideologica eliminavano porte e maniglie, orari ed abitudini, ruoli familiari e sociali, compromettendo spesso l’igiene e l’efficienza dei più semplici compiti di cura personale, riempiendo i mobili di caramelle e giocattoli e, in definitiva, riducendo le opportunità per i propri figli di sviluppare senso di realtà attraverso la consapevolezza di sé e del mondo, cosa che ovviamente si ottiene esercitando abilità di interpretazione, comprensione ed adattamento a circostanze reali e non vivendo secondo un modello artificiale.

Si deve rilevare che proprio negli Stati Uniti il mito autocostruito di Bettelheim è stato pian piano demolito nel tempo, così che le rivelazioni di sevizie e violenze sessuali ai piccoli allievi della scuola di Chicago, enfatizzate dalla stampa dopo il suicidio del fondatore, non trovarono impreparato il pubblico americano. In Europa, al contrario, si è assistito quasi ad un occultamento di tutto ciò che potesse offuscare la fama dello studioso, come per una sorta di censura ideologica ispirata alla difesa del suo pensiero. Forse con la sola eccezione dell’Inghilterra, dove la diffusione di libri ed interviste americane è stata favorita dalla lingua comune. La cultura italiana si è distinta nel trascurare tutto ciò che potesse rivelare la vera natura di quel pensiero e di quella scuola. Basti pensare che la prima biografia scritta dalla francese Nina Sutton che, pur affermando la grandezza del pensiero di Bettelheim già evidenziava aspetti inquietanti del suo autore, sia stata tradotta in italiano solo nel 1997.

Già nel 1944, quando Bruno Bettelheim assunse la direzione della Scuola Ortogenica, molte persone del suo entourage sapevano che aveva millantato glorie accademiche e competenze mai possedute e lo ritenevano un imbonitore senza scrupoli e dalle smisurate ambizioni. Arrivò persino ad accusare gli Ebrei di essere stati poco coraggiosi al momento delle torture e della morte, per essere come sempre controcorrente ed attrarre l’attenzione su di sé. E’ noto che Bettelheim, sebbene fosse stato internato a Dachau e a Buchenwald, dichiarandosi apolitico e manipolando scaltramente delle relazioni personali, riuscì ad evitare la tragica sorte degli altri deportati. Al riguardo Richard Pollack, in quella che si ritiene la biografia più documentata (1998), è impietosamente chiaro dicendo che si attribuì "mille millanterie resistenziali" ed inventò di sana pianta un coinvolgimento nelle sue imprese della consorte del presidente degli Stati Uniti, Eleanor Roosevelt, per far si che si associasse la sua immagine a quella di una scrittrice che godeva di un’ottima reputazione internazionale per il suo impegno in attività umanitarie.

Era un maestro della manipolazione e della pubblicità del suo istituto ortogenico, delle sue idee e della sua carriera inventata e continuamente aggiornata con nuovi ed inesistenti allori. In realtà era stato un allievo attento e diligente alla scuola della propaganda nazista dalla quale aveva compreso come la forza delle idee dipenda più dal numero delle persone che le sostengono e dall’intensità con la quale lo fanno, che dal valore intrinseco delle idee stesse. Anzi, è necessario che queste siano semplici, comprensibili, di facile presa ed accettabili dalla maggioranza. E, cosa c’era di più accettabile in un’epoca che aveva conosciuto la barbarie e l’oppressione dei sistemi educativi nazisti e fascisti, che un’educazione senza autorità?

Dalle tecniche di propaganda nazista aveva mutuato anche i sistemi di amplificazione del valore di menzogne, che possono diventare verità narrative rilanciate in circoli viziosi in continua espansione grazie a nuovi adepti. Così la sua scuola era la sede di produzione di un sapere virtuale che, attraverso la pubblicistica e tutto l’apparato di indottrinamento fondato su riunioni, convegni e varie forme di didattica, creava all’esterno il mito di idee realizzate e realizzabili, che venivano riverberate sull’immagine stessa della scuola. Tutti i biografi concordano sul fatto che quella realtà di "grembo materno", come lui la chiamava, dove avvenivano guarigioni miracolose in assenza di autorità e distinzione di ruoli e competenze, non sia mai esistita. Anche le testimonianze spontanee al riguardo non lasciano ombra di dubbio.

La citata biografia di Pollack pubblicata anche in edizione francese e, a cinque anni di distanza dall’edizione americana non ancora tradotta nella nostra lingua, ha suscitato e continua a suscitare l’ "outing" di vittime di Bettelheim che a decenni di distanza trovano il coraggio di raccontare gli incubi rimossi di quelle esperienze infantili. In questo libro si narra uno di quegli episodi raccapriccianti che hanno indelebilmente segnato nella mente degli Americani l’esperienza della Scuola di Chicago e del suo padre fondatore.

In breve, Stephen Pollack, fratello dell’autore del saggio, a sei anni fu internato nella scuola e non ne uscì vivo: dichiararono che era morto precipitando da una scala, Bettelheim stesso disse: "Si è suicidato. La madre, i genitori, la famiglia, voi ne siete i responsabili." Questa tragedia sconvolse profondamente la vita di Richard che trascorse anni a documentarsi e ad indagare.

Molti pazienti hanno raccontato di sevizie e violenze e non pochi fra i collaboratori di Bettelheim hanno ammesso verità da codice penale sulle condotte del loro maestro. La mancata introiezione del principio di autorità da parte dei bambini, con l’assenza di riferimenti assoluti al bene e al male, costantemente interpretati l’uno come soddisfazione dei bisogni e dei desideri e l’altro come frustrazione, ne faceva delle più deboli, manipolabili, sprovvedute, confuse e disarmate vittime di desideri perversi e, per loro, spesso incomprensibili.

Una questione assume notevole importanza per la critica alle teorie pedagogiche della Scuola di Chicago: la sperimentazione a supporto di quelle tesi, che si sarebbe svolta in quell’istituto, si sa per certo che non è mai avvenuta. Bettelheim era autoritario, aggressivo e persino violento con i bambini che non gli obbedivano; alla sbandierata assenza di regole di autorità, faceva riscontro la presenza della ferrea legge totalitaria della volontà del despota alla quale, se non si veniva uniformati dalla manipolazione spinta fino al plagio e si tentava di ribellarsi, si era puniti umiliati e picchiati.

Inoltre le casistiche millantate dagli ortogenisti sono prive di qualunque prova documentale o tecnica e di fondamento scientifico. Oggi i suoi collaboratori rivelano ciò che poteva essere facilmente intuito da psichiatri e psicologi dell’infanzia. Bambini caratteriopatici con condotte aggressive o semplicemente carenti in affetto ed educazione familiare, venivano etichettati come psicotici gravi, così che Bettelheim potesse vantarsi di aver guarito sindromi che nessuno avrebbe potuto trattare con successo. Ad esempio, molta enfasi veniva data alla guarigione di bambini affetti da grave autismo: oggi è noto, grazie soprattutto allo studio funzionale mediante Tomografia ad Emissione di Positroni (PET) ed allo studio morfologico con tecniche avanzate di Risonanza Magnetica Nucleare (RMN), che la quasi totalità dei bambini affetti da sindrome autistica nasce con un danno cerebrale strutturale e funzionale, che si esprimerà progressivamente durante lo sviluppo nella prima infanzia.

I quadri RMN e PET sono vari, ma riportabili a poche tipologie definite che consentono, ormai, la diagnosi di un danno al patrimonio neuronico di cui si studia l’origine genetica. La patogenesi "ideologica" sostenuta da Bettelheim gli consentiva di concepire una cura "ideologica" che, come diceva e scriveva, creava "un ambiente simile alla vita intrauterina con calore, comprensione, rispetto e libertà." Ovviamente in cosa consista la libertà per un feto inetto, rinchiuso nella cavità uterina e legato dal cordone ombelicale ad una placenta dalla quale è totalmente dipendente non è dato sapere, ma un fatto è certo: le guarigioni millantate non solo non si otterrebbero mai con quella od altre pedagogie, ma semplicemente non sono possibili.

Tradurre i libri e le testimonianze su Bettelheim è importante, non per istruire un processo postumo ad un ciarlatano criminale, ma per comprendere tutti i gravi errori che hanno portato la cultura italiana, prima a farne un mito e, poi, ad occultare la verità che potesse farlo crollare.
 
Giuseppe Perrella
BM&L-luglio 2003

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Master ABA - IESCUM IV Edizione - 2010/2012 Print E-mail
Presentazione
IV edizione, 2010/2012
Il Master ha l'obiettivo di formare professionisti qualificati in grado di programmare, dirigere e monitorare interventi basati sull'analisi comportamentale applicata (ABA), con particolare riferimento ai disturbi dello spettro autistico e ai disturbi generalizzati dello sviluppo.

Il programma ha durata biennale e frequenza obbligatoria quindicinale (9-18) cui si aggiungono due settimane intensive e rispetta i requisiti del Behavior Analyst Certification Board(r) (BACB).

Il Master è, attualmente, l'unico corso di formazione in Italia che consenta l'accesso all'esame per la certificazione BCBA.

Per accedere all'esame è necessario avere effettuato 1500 ore di tirocinio pratico e 75 ore di supervisione.


Ente organizzatore

Il Master è organizzato da IESCUM, Istituto Europeo per lo Studio del Comportamento Umano, un centro studi e ricerche a carattere non profit, con sede a Parma, fondato da un gruppo di docenti universitari e professionisti nel campo della psicologia, che hanno intessuto rapporti con realtà scientifiche e professionali, nazionali ed internazionali.

IESCUM collabora con ABAI (Association for Behavior Analysis International), BACB (Behavior Analyst Certification Board, Inc.) e APBA (Association of Professional Behavior Analyst) ed è stato riconosciuto come Italian Chapter di ABA International e dell’EABA, European Association for Behavior Analysis.

Il Master organizzato da IESCUM è l’unico in Italia approvato dall’agenzia internazionale indipendente che certifica gli analisti del comportamento, il Behavior Analyst Certification Board Inc.®, in quanto soddisfa i requisiti formativi relativi al courseware per sostenere l’esame di Board Certified Behavior AnalystTM.


Direttore del master
Prof. Paolo Moderato, Ph.D.


Sede
p.le Ravenet, 5 - Parma
 
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