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Torino - Università - Master ABA 2015/2016 Print E-mail

Esperto di metodologia A.B.A. per i disturbi dello spettro autistico

 
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Caro Sofri per fare l’ insegnante di sostegno non basta un corso di Tai Chi Print E-mail
di Enrico Nicoletti
 
Adriano Sofri ha scritto un  editoriale su Repubblica dedicato a quelli che definisce: I professori di serie B”. Nell’articolo fa sua la battaglia  di molti insegnanti di sostegno per l’ intangibilità del loro ruolo di generici supporti all’inclusione. Per molti di loro crea evidente disagio  il cambio epocale che la “Buona Scuola” proporrebbe con l’ abolizione del sostegno “a tempo”, che può fare chiunque, molto spesso per un personale vantaggio. Si propone piuttosto la creazione di una carriera separata per sostegni specializzati, vale a dire formati con specifiche competenze nelle disabilità di cui dovrebbero occuparsi. Anche Sofri esprime una sua netta posizione critica verso tale rivoluzione, sostenendo che la prospettiva di sostegni professionisti preoccuperebbe molti genitori, oltre naturalmente  molti insegnanti e pedagogisti.

Che gli insegnanti si preoccupino non mi stupisce, sarebbe la fine di una pacchia che permette a parecchi di loro (non dico tutti) di velocizzare con la scorciatoia del sostegno le loro carriere, facendo finta per un periodo di tempo di avere competenza nel trattare soggetti disabili. I pedagogisti preoccupati li terrei in considerazione ancora meno, probabilmente sono quelli che per mestiere offrono pacchetti di formazione “simbolica” per i futuri insegnanti di sostegno, per interventi sui disabili altrettanto simbolici. Quanto ai genitori preoccupati…Vorrei davvero conoscerli, soprattutto tra quelli che hanno figli con disabilità di tipo cognitivo e relazionale. Mi piacerebbe davvero sapere quanti si stanno preoccupando se mai potesse capitare in futuro di avere assegnato ai loro ragazzi un insegnante di sostegno che sappia, una volta tanto, come comportarsi con autistici e loro derivati. Ancora più spietato è il passaggio dove Sofri scrive che il sostegno non dovrebbe essere “forzato” verso una scelta “irreversibile” tanto che: “se l’insegnante di sostegno scopre di non farcela, di mancare di idee e stimoli, è meglio che possa cambiare, passando alla sua materia, piuttosto che restare nel sostegno per obbligo normativo.” Trovo desolante che un intellettuale che  si è sempre fatto bandiera della salvaguardia delle categorie più oppresse, arrivi a sostenere una battaglia corporativa per difendere un privilegio acquisito, di fronte alla prospettiva di un bambino disabile che ha nella scuola la sua maggiore chance di affrancarsi il più possibile da un futuro di emarginazione sociale.

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