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Scuola, il 2008-9 sarà l'anno della scure? Stampa E-mail

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Il Ministro Maria Stella Gelmini

«Una cura da cavallo inevitabile per la scuola. Questo Governo è stato eletto per risanare i conti pubblici. È un impegno di rigore con gli italiani e va mantenuto», così il ministro dell'Istruzione, Università e Ricerca, Mariastella Gelmini, spiega i numeri contenuti nella manovra finanziaria che prevede una riduzione di 70mila cattedre e 40mila posti di personale Ata (amministrativo, tecnico, ausiliario), tagli che si aggiungono ai 47mila già previsti dalla manovra del Governo Prodi. La Finanziaria 2009-2011 stabilisce robusti risparmi per circa 3,2 miliardi di euro: 456 milioni per il 2009, 1.650 milioni per il 2010, 2.538 da raggiungere nel 2011 e 3.188 milioni a decorrere dal 2012. Cifre da sommare ai risparmi già previsti dalla Finanziaria 2007, per complessivi 4,6 miliardi.

Ministro, la scuola si appresta a staccare un assegno alto, in termini di risparmi e sacrifici. E i tempi messi in conto possono sembrare stretti. Crede di riuscire a centrare gli obiettivi?
Ce la devo fare. Non ho alternative. Non è più tempo di ipocrisie. La scuola è prima di tutto un servizio, di cui dobbiamo abituarci a misurare i costi, i benefici, la qualità, il grado di soddisfazione degli utenti e di coloro che vi lavorano. Per fare tutto questo servono anche le risorse, ma quello che mi auguro è che ci possa essere da parte di tutto il Parlamento, opposizione compresa, dei sindacati e dei protagonisti dell'istruzione una presa di coscienza molto schietta e realistica sulla fotografia di cosa c'è e cosa bisogna cambiare. Per dare vita a una grande alleanza verso il cambiamento che è fatto di una difesa delle risorse ma anche di uno sforzo per impiegare meglio quelle che ci sono.

Il bilancio per l'Istruzione al 97% è destinato al pagamento degli stipendi. Lo spazio di intervento, a queste condizioni, appare ristretto. Quali le misure prioritarie?
Prima di tutto occorre guardare i conti per quello che sono. Le cifre non cambiano perché è cambiato il Governo. I tagli li ha iniziati a fare il Governo Prodi, eliminando 47mila posti e procedendo a una riduzione di 500 milioni delle spese per il funzionamento della scuola. Sul versante della razionalizzazione consideriamo, ad esempio, che in Italia abbiamo 200mila docenti in più della Germania che ha 20 milioni di abitanti in più. E il personale Ata è il più numeroso d'Europa.

L'Economia ha confermato la clausola di salvaguardia. In caso di mancato raggiungimento dei risparmi...
Capisco perché il Tesoro mette la clausola di salvaguardia: perché alla fine gli impegni questo Ministero non li ha mai rispettati. Purtroppo le scelte drastiche sono ineludibili. Che non vanno vissute come se fosse colpa prima di Padoa-Schioppa e ora di Tremonti. È colpa di una situazione che ci trasciniamo nel tempo e oggi non abbiamo più la possibilità di dilazionare: adesso dobbiamo intervenire. Comunque, non mi servono buone intenzioni, nemmeno suggerimenti che non tengono conto di una contabilità economica. Perché se noi non avessimo un debito pubblico che è tra i più alti in Europa, una spesa pubblica da riqualificare, credo che chiunque sarebbe stato capace di migliorare la situazione della scuola.

Tra le critiche mosse alla manovra c'è anche quella di un "commissariamento" da parte dell'Economia nei confronti dell'Istruzione. Lei si sente commissariata?
Sono affermazioni che non hanno senso. C'è un'azione sinergica e coerente da parte di tutto il Governo. Inoltre i tagli non riguardano solo la scuola.

Queste prospettive di riduzione vanno a colpire soprattutto i docenti precari. Quale futuro per loro?
È uno dei problemi che mi sta più a cuore. In passato, purtroppo, questo Paese ha creato aspettative continue alimentando il parco dei precari. Questo bisogna dirlo e avere anche il coraggio di dire basta. Voglio arrivare a non avere una situazione di precariato di queste dimensioni. Non voglio la frustrazione nei docenti. Sono disposta ad avere un po' di insegnanti in meno, ma più preparati e meglio pagati. In concreto, credo che in questo Paese, soprattutto per quanto riguarda la competenza di tipo umanistico, artistica e storica, ci sia anche la possibilità di creare nuove figure professionali. Non dico che dobbiamo lasciare la gente a casa, ma distribuiamo le risorse dove servono. Mi piacerebbe parlarne col sottosegretario al Turismo perché una parte di queste persone potrebbe avere un'opportunità di lavoro in un contesto di rilancio del sistema Paese.

Ma adesso l'attesa più forte è quella sulle assunzioni. Dalle ultime indiscrezioni si parla di 25mila insegnanti e 7 mila Ata. Può confermare queste quote e, soprattutto, potrebbero essere le ultime per qualche anno?
Nei prossimi giorni ci saranno immissioni in ruolo, ma preferisco non dare cifre. Quelle indicate da lei sono abbastanza vicine. Ma stiamo trattando ancora. Comunque il messaggio non sono le assunzioni, ma la capacità di dire basta a questo metodo. Occorre trovare un altro sistema di reclutamento. E poi vorrei porre un interrogativo: considerato che per ottenere alcune cattedre, tra domanda e offerta, è stato calcolato che potrebbero trascorrere anche trent'anni, è corretto ritrovarsi in una simile situazione alimentata in malafede? Questo significa utilizzare la scuola come ammortizzatore sociale.

 

Intanto, al di là delle graduatorie, le università sono ripartite con i corsi Siss (Scuole di specializzazione all'insegnamento) a pagamento che fabbricheranno altri docenti precari. Da ministro dell'Università non le sembra una contraddizione?
Certo. E sono molto dispiaciuta per la vicenda: si crea un'aspettativa che poi viene disattesa. Non è da escludere un provvedimento drastico.

Nel settembre 2009 dovrebbe partire la nuova scuola superiore. Può confermare questa data?
Non posso né confermare, né smentire, ci stiamo pensando e stiamo valutando con le Regioni.

Intanto l'istruzione tecnica e quella professionale attendono una collocazione definitiva...
Non partiamo da zero, c'è una commissione che ha fatto un buon lavoro. Desidero portare in serie A sia l'istruzione tecnica che quella professionale. E, per questo, Confindustria sta dando un'importante contributo.

Nella sua audizione alle Camere ha dichiarato che l'Anvur (l'Agenzia di valutazione) così com'è non va bene e va cambiata.
Arrivare a un'unica agenzia, per università e ricerca, dedicata alla valutazione è fondamentale. Dobbiamo ripartire da un meccanismo che valuti i risultati prima e dopo, ma sugli obiettivi e non sui processi. Altrimenti alimentiamo ulteriore burocrazia, quando parliamo tutti di semplificazione.

Le assunzioni dei ricercatori, previste dalla Finanziaria 2007, ci saranno?
Abbiamo detto che quei soldi andavamo a recuperarli. Si faranno le assunzioni previste nella Finanziaria precedente. Non ce ne sono in più.

Tornando alla scuola, come sarà l'inizio dell'anno a settembre?
Voglio avere tutti i docenti in cattedra. I direttori regionali che non risponderanno a questo, un minuto dopo saltano. Poi ho l'obiettivo, a medio termine, di risalire le classifiche internazionali sugli apprendimenti degli studenti. Non sopporto di vedere il mio Paese in fondo alla lista.


 

tratto da ilSole24Ore